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Odissea “El Misti” (5.822 m)

10 gennaio 2009

Sapevo che sarebbe stata dura respirare l’aria (rarefatta) magica del cratere di questo Apu, ma mai tanto dura…

Si parte la mattina da 3500 metri, dove ci lascia il nostro “affidabile” 4×4.
La nostra affidabile guida German ci dice subito “Meglio prevenire che curare, foglie di coca e llapta (cenere di una pianta che rilascia una sostanza alcalina che reaziona con la coca) per tutti”

Tranquilli tranquilli, con la lingua addormentata dal simpatico composto e varie pause per abituarci all’altitudine  arriviamo dopo 6 ore al campo base (4600 m).
Ottima cena italiana: crema di asparagi, spaghetti al pomodoro con funghi e tonno, mate di coca.
Alle 6 del pomeriggio si va a nanna, ed è abbastanza difficile riuscire a dormire con la tipica emicrania da altitudine, ma ci riusciamo.
1 di notte, colazione abbondante: solito mate di coca e pane con marmellata alle fragole e formaggio di pecora, si parte per la cima.

Inizia ad essere meno di una semplice passeggiata:
- a 5000 sento che qualcosa non va, sará il formaggio di pecora… meglio lasciarlo quì e non portarlo su, e lo rimetto,
- a 5200 sento che qualcos’altro non va, sará il pane, scarico anche questo,
- a 5400 marmellata di fragole e mate di coca.

La mia faccia  ha perso quasi tutta l’abbronzatura, anzi sono verde, ed ogni metro sembra 10, ma grazie alla scarsitá di ossigeno metto in stand-by il cervello e continuo seguendo la guida fino alla cima.
2 ore senza dire una parola e addormentandomi ad ogni pausa (non masticavo + la coca).

Arrivati in cima vivo 5 minuti esaltanti grazie all’adrenalina dell’impresa, mi godo il paesaggio innevato, il sole che piano piano si intravede tra le altre montagne, gli abbracci e le strette di mano con i compagni di viaggio, e ricado nel mio letargo.

In fetta e furia scendiamo per pareti di sabbia e cenere  (divertentissimo!).

Arrivati ai simpatici 2300 di Arequipa mi torna anche la fame, pranzo GRINGO: pizza familiare con musica italiana (x la prima volta in 3 mesi), ce la siamo meritata.

(le foto sono poche: io non riuscivo a scattarle e Federico ha cancellato x sbaglio la memoria della sua macchina)

Ha recuperato quasi tutto, ne aggiungo un po’

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Machu Picchu in Low Cost (65km a piedi in 3 giorni)

30 dicembre 2008

Stanchi, affamati, puzzolenti e pieni di vesciche, ma con un sorriso che acceca.

La famosa cittadella é, per noi come per i Conquistadores, davvero difficile da raggiungere (se viaggi fuori dalle rotte turistiche) e sempre si lascia qualche morto per strada, siamo partiti in 4 e siamo ritornati in 2.

Abbiamo iniziato con il Km 82 della ferrovia (unico mezzo), e dopo 30 Km di binari e rischiando la vita 2 volte (simpatico il treno che arriva mentre pranzavamo sui binari, e quello che si ferma mentre passavamo per una stretta galleria), e di colline per evitare i controlli dei chileni che “possiedono” Machu Picchu (monte vecchio), ci siamo direttamente tuffanti nelle terme di Aguas Calientes.

Grazie ad un simpatico locale, scopriamo che é possibile entrare a Machu Picchu per un sentiero nascosto e vedere l’alba.
Io e Fede prendiamo al volo l’occasione, dormiamo 2 ore e alle 2 di notte partiamo alla volta del monte sacro armati di una torcia con dinamo e della simpatica mappa disegnata dal peruviano.
Inutile dirlo, il sentiero non si trova, dopo 3 ore e mezza di cammino e 3 sentieri presi che portavano solo ad un burrone, passiamo l’alba nell’entrata di Machu Picchu. Almeno saremo i primi ad entrare…

Arriva anche una coppia di colombiani conosciuti in bus (anche x loro l’entrata clandestina è fallita),  peró sono riusciti a trovarla.
Machu Picchu é mistica e il suo paesaggio non ha rivali (guardate le foto), siamo all’inizio della stagione delle piogge, e si scopre piano piano sempre di più tra la nebbia.
Camminiamo altri 10 km tra i vari Apu (monti sacri) con i colombiani, la stanchezza si fa pesante e senza cibo ne acqua vinciamo le fatiche masticando foglie di Coca (legale in Peru).

Torniamo (sempre a piedi) in cittá e ci meritiamo un bel piatto con cotoletta alla milanese, banana fritta e riso.
Mark e margarita tornano in treno stremati (31 dollari per 45 Km di distanza), noi preferiamo camminare sulle divertenti pietre dei binari fina alla centrale idroelettrica da dove grazie ad una macchina e un bus riusciamo a ritornare a Cusco.

Una delle piú belle esperienze.

Sicuramente da rifare per vedere l’alba, si accettano iscrizioni.

Adesso ci aspetta il capodanno quá in Plaze de Armas e poi la vetta di 6000 metri piú facile al mondo il Chachani di Arequipa.

ah, ovviamente non ho fatto tutta questa strada con le mie “nuove” Converse (nella foto delle foglie di coca) comprate usate al mercato di Lima con 1 Sol (23 centesimi di euro, stesso costo di un piatto di wurstel e patate fritte), meglio noleggiare scarponi.

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Vita da Punkabbestia

19 dicembre 2008

Cambio Radicale!
Usciti dal mondo patinato delle Galapagos, affrontiamo il vero sudamerica, arrivati in Peru (Tumbes, simpatica città di frontiera) tardi, rischiamo davvero di passare la notte in mutande per strada, i nostri bei zainetti si vedono a km di distanza.
Finalmente trovo il modo di non vedere Federico 24/24, lui va a Lima con un bus espresso per yankee, mentre io proseguo il viaggio in autostop con yessica, una punk di Lima.
Viaggiamo 2 giorni in camion di riso, di moto (rubate credo), di banane, di muratori, nella cambina di uno che alla fine ci scarica per far salire una ragazza dai facili costumi, di pali della luce, per arrivare alle 4 di notte a Cajamarca, cittá sperduta nelle montagne, dove dormiamo per strada (dato che i punk locali non erano in casa), facciamo una doccia (gratis) nella comunità del Gesù lavoratore che ci chiede 10 dollari a notte per una stanza, cos¡ scappiamo.
Guadagnamo 1 dollaro e mezzo facendo giocoleria in un parco (io con le solite 3 palle), quanto ci basta per 2 menu completi.

Partiamo per le fonti termali, un ruscello di agua caliente con cascate (piccole)  che scorre in mezzo a montagne sempre di più spoglie e franose, dovuto ai taglialegna che vogliono soldi extra per i regali di natale (a quelli nessuno rinuncia).
Il giorno dopo in marcia per Lima, un pick-up con gente e una pecora, e un forgoncino che ritira pane scaduto ci portano fino alla Panamericana, é già notte e i camion non si fermano, uno impietosito che quasi ci mette sotto ci da uno strappo fino al casello, anche quà è difficile fermare un camion, fortunatamente c’è la polizia stradale che si impietosisce, fermano TIR, ci presenta al camionista e dopo mille raccomandazioni ci fanno un in bocca al lupo, in 19 ore di viaggio raggiungiamo Lima.

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