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Dura dura e il fuoco non c’è!

14 marzo 2009

Uuuuuuuuuuuhhhhh!!!!
dal caldo umido di Buenos Aires ricordo con un sorriso panoramico l’ultimo mese passato tra Patagonia e Tierra del Fuego, anche se ancora mi chiedo perché si chiami così…, poi Wiki mi dice:

Il nome Terra del Fuoco fu dato per primo nel XVI secolo dai marinai europei che transitavano davanti alle sue coste notando dei fuochi accesi dagli indigeni che li accendevano per proteggersi dal freddo.

Purtroppo gli indigini (che vivevano nudi e mangiavano grassisimo per mantenere la temperatura corporea a 38 gradi) sono giá stati sterminati quindi di fuoco neanche uno, soprattuto per merito del corpo dei pompieri (o bomberos), che ci ospitano per la notte (dopo un giorno di autostop e bloccati in una cittá carissima) nella loro umile stazione trasformata in un baccanale per il venerdì sera. Dopo una notte passata a mangiare carne argentina alla griglia e con una Quilmes sempre in mano si dorme un’ora dentro un automezzo (in servizio) e si parte alla volta di Ushuaia (la fine del mondo per gli argentini) scortati dal capo dei pompieri in persona! (peró guido io che è piú sicuro)

La fine del mondo è vicina! anzi ci arriviamo.
Freddo, cormorani, cieli piattissimi, vento, freddo, lagune, leoni marini, harem dei leoni marini, ghiacciai, cioccolate calde, mare, dighe di castori, vento, empanadas.

L’antartide è vicinissimo ma economicamente dall’altro capo del mondo e per adesso, basta freddo!

Ah di bicicletta non abbiamo fatto neanche un Km, comunque quasi nessun italiano si cimenta in qualcosa del genere (solo Jovanotti), per i tedeschi peró è come andare a prendere il latte.

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Patagonia

1 marzo 2009

Liberi da ogni peso (una Volvo pesa abbastanza) proseguiamo il nostro viaggio con qualsiasi mezzo (il fine giustifica il mezzo), adesso è l’ora della bicicletta.

Abbiamo passato una settimana intera viaggiando verso sud, 31 ore di barca tra i fiordi del Chile, bus, autostop, autostop, traghetto, bus, dogana chilena, dogana argentina, azz siamo in Patagonia il bus costa troppo autostop, autostop, autostop, dopo 10 ore di attesa in un autogrill torniamo al sempre affidabile ma caro bus, altro bus.

Siamo al sud del mondo ma effettivamente siamo al nord, quá lo stipendio minimo è superiore ai 2000 euro, il caffè costa 2 euro, c’è molto freddo, lande desolate e pozzi di petrolio. La gente è piú ricca e quindi piu diffidente ( 10 ore di autostop senza nessuno che si fermi ).

Il nuovo piano è: domani Perito Moreno, torniamo in Chile, torres del Paine e poi in bicicletta alla Tierra del Fuego.

Ci dicono che ogni tanto piove con venti a 120 Km/h.

Speriamo di non andare controvento.

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La triste storia di una Volvo

14 febbraio 2009

“Hey, visto che viaggiamo in 4 perché non compriamo una macchina, così almeno risparmiamo!”

Arrivita a Santiago de Chile iniziamo la ricerca dell’auto, subito fallisce il tentativo di comprare una Lada (orgoglio comunista) che termina con una fuga in auto dal Bronx di Santiago, dove la gente si domandava solamente “Quale di loro avrá addosso i contanti?”. Ci orientiamo quindi verso un acquisto un po’ piú sicuro, basta privati solo autosaloni. Proviamo una FIAT Duna, detta anche sauna perchè in vendita con i finestrini bloccati ai 40 gradi di Santiago, e una Chevrolet che arranca e si muove solo con l’aria tirata, ma non è un problema al motore (come ci dice la proprietaria) è che l’anno appena lavata.
Sconsolati vaghiamo per l’autosalone, cuando si presenta un simpatico venditore, Carlos “Ragazzi vi serve un auto? Quanto volete spendere? Ho quello che fa per voi!” E ci presenta una Volvo Station dell’86 modello carro funebre, la proviamo è perfetta, e addirittura passa la severa revisione, è nostra! Firmiamo il contrattino gioiosi, addirittura Carlos ce la ricomprerá quando ritorneremo dalla Patagonia, festeggiamo pronti per partire con destinazione Sud del mondo il giorno dopo.
Si viaggia benissimo, è comodissima e c’è spazio, caz** non si riaccende, la batteria sará scarica, la riaccendiamo in retromarcia e si riparte, vabè parcheggiamo in discesa, non è un problema. Arriviamo al mare e dormiamo in spiaggia che bello diventa un letto abbassando i sedili. Si riparte e la strada è un po’ in salita, nessun problema è un 2300 va che è un amore, fin quando non si sente un “Poff” che sará mai? Ah niente di grave c’è solo il radiatore crepato, autostop per tornare alla cittá, carro attrezzi, meccanico 2 giorni, tenda in spiaggia, l’auto è pronta, “Adesso il radiatore è come nuovo, non succederá piú!”. 500 metri e siamo di ritorno, l’acqua è giá finita, il problema è il motore che fa troppa pressione nel raffreddamento.
Ritorniamo a Santiago, Carlos non si trova, è andato al mare, un pomeriggio con i Carabinieri, il giorno dopo dall’Associazione del Consumatore (forse con una piccola causa si risolve qualcosa) e con gli zaini in spalla molto + leggeri (molti meno pesos chileni) puntiamo al Sud.
Stavolta autostop!

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