In questo momento Saretta é a São Paulo ed io qui a Salvador con in bocca ancora il gusto dolce di questo mese intenso di viaggio in 2.
Un forte ricordo saranno i 3 giorni di escursione (stile Scout, ma a pagamento nella Chapada Diamantina, con una caverna come casa, leggerissimi uovi fritti con pancetta per colazione cucinati da Pardal la nostra guida (figlio di uno sciamano), taratole velenose sul sentiero, nidi di api assassine, bevendo acqua rossa (residui organici) del fiume ma con la sensazione di non essere lontani dal paradiso.
Northern Star
La dissenteria era alle porte
In cammino verso la Cachoeira da Fumaça
Cascata della Fumaça (400m)
Vertigo
Sopra il paradiso
Bellavista del Canyon
Con Pardal (Arembepe – Bahia) e Juninho (Brasilia)
L’Indio
Lavastoviglia Whirlpool
Fumaça da sotto
Doccia di 400 m
Energia dalla Pachamama
Acqua buona
Stairway to heaven (la foto non é stata ritoccata)
Siamo qui a Porto Seguro, che da quanto ci dicono gli abitanti é tutto tranne che sicuro…, abbiamo quindi accantonato l’idea di accamparci in spiaggia per aspettare il bus delle 5. Quindi niente di meglio che un po’ di blog per fermarsi a rivivere questi dieci giorni di viaggio con Saretta, lei in questo momento credo che se li rivive in sogno dato che si é addormanteta davanti al PC nell’internet point…
10 giorni di viaggio intensi di amore, strada, sabbia, accampamenti di fortuna, spiagge, Rio de Janeiro (la cittá piú bella del mondo), risate e lacrime.
É bello vedere tutto attraverso i suoi occhi, é come disabituarsi al Sudamerica: il lustrascarpe, l’insacchettatrice al supermercato, il mango e il maracuya, le favelas, l’ospitalitá e i sorrisi.
Prossima tappa Chapada Diamantina si parte stanotte!
Praia do Sono (Paraty RJ)
Sari (ancora bianchiccia)
Colazione con Papaya (Rio)
Che cristo! (Rio)
Sorriso sul trenino (Rio)
Scalinata col vecchio (Rio)
Con Juliana e Rodrigo (Rio)
Rio
Rio de Janeiro (pazzesca)
Cielo di Rio
Tramonto a Rio
Cartolina (Rio)
Bravo il fotografo (dopo 200 foto becco un fulmine)
Uauuuuuuu!!!
Ancora non ci credo… fra 7 ore appuntamento all’aereoporto di São Paulo con Saretta!!!
Credo che ce le vorranno tutte e 7 le ore per raggiungere il terminal 4, São Paulo é abbastanza grandicella.
Scarico la tensione sulla sedia a dondolo, con i vecchi Bob come sottofondo e mangiandomi le unghie nella casa bohemia della moglie di un ricco artista paulista, dove é piú facile trovare un produttore teatrale che del ghiaccio in frigo.
Giá sono in clima pre-partita anche se questo é un caso di pre-arrivo (questa é per il Bevar).
Ora carico le foto di queste due settimane brasiliane e corro a farmi bello!
Com’è il Paraguay? Boh, di notte si viaggia senza luci
Dopo 3 giorni di Asuncion, dove non sono mancate le sorprese:
un’ostello che credevamo costasse 60 cent a notte, al momento del pagamento scopriamo che in realtá erano 6 euro a notte (il più caro del sudamerica),
in un tranquillo sabato pomeriggio ci facciamo convincere da due bagarini ad andare allo spettacolo per bambini del brutto anatroccolo, ci accompagnano all’entrata e anche questa volta il prezzo era 10 volte quello che avevamo capito, cosí se ne vanno mandandoci a quel paese…
entriamo in un locale invitati al compleanno di un tedesco, non troviamo il tedesco ma il compleanno si, di una Paraguaya professoressa di inglese che festeggiamo alla grande e addirittura ci ospita a casa sua.
Il giorno dopo partiamo in direzione Brasile e dopo 5 ore di autostop a 40 gradi all’ombra e 2 secchi d’acqua del pozzo offerto dal falegname impietosito, grazie al magico pollice di Giorgia si ferma un Mazda nero.
Guido Paraguayo:”Vi accompagno io ragazzi! andiamo veloci peró che le luci non funzionano!”
Io:”Alla grande!”
I(dopo mezz’ora in quarta a 130):”Hey ma la quinta non ti piace?”
G:”Non si puó mettere s’è rotta ieri…”
I:”Bagno?”
G:”Si facciamoci anche un hot-dog tanto c’è tempo”
…….
I:”Cos’è questo rumore?”
G:”Ah i freni, ti avvisano che sono finiti!”
I:”Posso chiudere il finestrino che fa freddo?”
G:”Sfortuna si è rotto ieri mentre lo aggiustavo, hey hai una pila che non vedo il cruscotto”
I:”Eccola”
G:”Mierda! Siamo a secco”
dopo 100m si ferma la macchina, giá è notte e siamo senza fari, un’oretta in mezzo al nulla e arrivano i soccorsi,
continuiamo il viaggio rischiando di travolgere un motociclista (anche lui senza fari) e in piú di un’occasione usciamo fuori dalla carreggiata, alla fine arriviamo vivi a Ciudad del Este e si festeggia con una Brahma.
Contento dell’avventura Guido ci offre ospitalitá nell’azienda di trasporti dove lavora, ne approfittiamo al volo, facciamo un letto con bancali e un materasso da spedire. Svegliarsi tra facchini che trasportano pacchi giganti e ti sorridono pensando “a stronz*! bella vita da porco che fai!” é qualcosa da provare.
Uuuuuuuuuuuhhhhh!!!!
dal caldo umido di Buenos Aires ricordo con un sorriso panoramico l’ultimo mese passato tra Patagonia e Tierra del Fuego, anche se ancora mi chiedo perché si chiami così…, poi Wiki mi dice:
Il nome Terra del Fuoco fu dato per primo nel XVI secolo dai marinai europei che transitavano davanti alle sue coste notando dei fuochi accesi dagli indigeni che li accendevano per proteggersi dal freddo.
Purtroppo gli indigini (che vivevano nudi e mangiavano grassisimo per mantenere la temperatura corporea a 38 gradi) sono giá stati sterminati quindi di fuoco neanche uno, soprattuto per merito del corpo dei pompieri (o bomberos), che ci ospitano per la notte (dopo un giorno di autostop e bloccati in una cittá carissima) nella loro umile stazione trasformata in un baccanale per il venerdì sera. Dopo una notte passata a mangiare carne argentina alla griglia e con una Quilmes sempre in mano si dorme un’ora dentro un automezzo (in servizio) e si parte alla volta di Ushuaia (la fine del mondo per gli argentini) scortati dal capo dei pompieri in persona! (peró guido io che è piú sicuro)
La fine del mondo è vicina! anzi ci arriviamo.
Freddo, cormorani, cieli piattissimi, vento, freddo, lagune, leoni marini, harem dei leoni marini, ghiacciai, cioccolate calde, mare, dighe di castori, vento, empanadas.
L’antartide è vicinissimo ma economicamente dall’altro capo del mondo e per adesso, basta freddo!
Ah di bicicletta non abbiamo fatto neanche un Km, comunque quasi nessun italiano si cimenta in qualcosa del genere (solo Jovanotti), per i tedeschi peró è come andare a prendere il latte.
Liberi da ogni peso (una Volvo pesa abbastanza) proseguiamo il nostro viaggio con qualsiasi mezzo (il fine giustifica il mezzo), adesso è l’ora della bicicletta.
Abbiamo passato una settimana intera viaggiando verso sud, 31 ore di barca tra i fiordi del Chile, bus, autostop, autostop, traghetto, bus, dogana chilena, dogana argentina, azz siamo in Patagonia il bus costa troppo autostop, autostop, autostop, dopo 10 ore di attesa in un autogrill torniamo al sempre affidabile ma caro bus, altro bus.
Siamo al sud del mondo ma effettivamente siamo al nord, quá lo stipendio minimo è superiore ai 2000 euro, il caffè costa 2 euro, c’è molto freddo, lande desolate e pozzi di petrolio. La gente è piú ricca e quindi piu diffidente ( 10 ore di autostop senza nessuno che si fermi ).
Il nuovo piano è: domani Perito Moreno, torniamo in Chile, torres del Paine e poi in bicicletta alla Tierra del Fuego.
Ci dicono che ogni tanto piove con venti a 120 Km/h.
Speriamo di non andare controvento.
Fiordi Chileni (nave Chiloè – Puerto Aisen)
Trisha partita per Buenos Aieres
Fiordi con delfino (non si resce a vedere peró c’era)
Ho messo su la panza (colpa delle empanadas)
Cerro Castillo
Lago Argentino
Autostop (ci caricherá un commerciante di hambuerger congelati)
“Hey, visto che viaggiamo in 4 perché non compriamo una macchina, così almeno risparmiamo!”
Arrivita a Santiago de Chile iniziamo la ricerca dell’auto, subito fallisce il tentativo di comprare una Lada (orgoglio comunista) che termina con una fuga in auto dal Bronx di Santiago, dove la gente si domandava solamente “Quale di loro avrá addosso i contanti?”. Ci orientiamo quindi verso un acquisto un po’ piú sicuro, basta privati solo autosaloni. Proviamo una FIAT Duna, detta anche sauna perchè in vendita con i finestrini bloccati ai 40 gradi di Santiago, e una Chevrolet che arranca e si muove solo con l’aria tirata, ma non è un problema al motore (come ci dice la proprietaria) è che l’anno appena lavata.
Sconsolati vaghiamo per l’autosalone, cuando si presenta un simpatico venditore, Carlos “Ragazzi vi serve un auto? Quanto volete spendere? Ho quello che fa per voi!” E ci presenta una Volvo Station dell’86 modello carro funebre, la proviamo è perfetta, e addirittura passa la severa revisione, è nostra! Firmiamo il contrattino gioiosi, addirittura Carlos ce la ricomprerá quando ritorneremo dalla Patagonia, festeggiamo pronti per partire con destinazione Sud del mondo il giorno dopo.
Si viaggia benissimo, è comodissima e c’è spazio, caz** non si riaccende, la batteria sará scarica, la riaccendiamo in retromarcia e si riparte, vabè parcheggiamo in discesa, non è un problema. Arriviamo al mare e dormiamo in spiaggia che bello diventa un letto abbassando i sedili. Si riparte e la strada è un po’ in salita, nessun problema è un 2300 va che è un amore, fin quando non si sente un “Poff” che sará mai? Ah niente di grave c’è solo il radiatore crepato, autostop per tornare alla cittá, carro attrezzi, meccanico 2 giorni, tenda in spiaggia, l’auto è pronta, “Adesso il radiatore è come nuovo, non succederá piú!”. 500 metri e siamo di ritorno, l’acqua è giá finita, il problema è il motore che fa troppa pressione nel raffreddamento.
Ritorniamo a Santiago, Carlos non si trova, è andato al mare, un pomeriggio con i Carabinieri, il giorno dopo dall’Associazione del Consumatore (forse con una piccola causa si risolve qualcosa) e con gli zaini in spalla molto + leggeri (molti meno pesos chileni) puntiamo al Sud.
Stavolta autostop!
Felici con Carlos
La Volvo
Surfing Chile
Sulla stessa barca con Trisha (US) e Giorgia (Torino)
Questo è un simpatico proverbio delle ragazze di Potosi, che si tramanda oramai da 500 anni, e ci ha aiutato un pochino ad entrare nell’ottica del minatore.
Si sa che è uno dei mestieri più duri e strazianti, per anni fatto da schiavi, ma anche ora è qualcosa di necessario e qualcuno lo fa per noi (senza moralismi, c’est la vie).
Un ex-minatore, dopo averci fatto provare la dinamite (davvero elettrizzante), ci ha portato all’interno della miniera, un luogo consacrato al diavolo, a lui si donano foglie di coca, whisky boliviano (alchol puro al 96%) e sigarette. Prima dell’arrivo del turismo non era permesso l’accesso alle donne trae mala suerte. Si lavora respirando polvere e piombo, 10 ore al giorno, masticando coca e bevendo alchol puro per scaldarsi. Ascoltando questo si prova pietá, ma all’interno della miniera c’è la stessa atmosfera della vendemmia in “Fazi-Battaglia”.
Il minatore ha un’altra visione della vita, vive il presente, ora puó permettersi una vita decisamente migliore del contadino, si hanno piú possibilità e piú donne, poi si vedrá.
Il tour sembrava all’inizio una gringata, ma è stato davvero piacevole, ho trovato anche un po’ di pirite “l’oro dei tonti”.